L’Illusione della Fuga e la Forza del Risveglio:
Perché non scrivo romanzi d'evasione.
Nelle vetrine delle librerie contemporanee trionfa quasi sempre la finzione. Scaffali stracolmi di trame avvincenti, gialli mozzafiato, storie d'amore tormentate e mondi fantasy. Sono i romanzi di pura fantasia, macchine perfette costruite per l'intrattenimento. Molti mi chiedono perché, con il mio bagaglio di vita e di teatro, io non mi dedichi a questo genere di scrittura.
La risposta è semplice: perché il romanzo d'evasione, il più delle volte, è fine a se stesso. Prende il lettore per mano e gli offre una via di fuga. Gli dice: "Vieni, dimentica per qualche ora le tue bollette, i conflitti geopolitici, la crisi della tua anima, e cammina nei panni di questo personaggio inventato". È un anestetico. E quando il libro si chiude, il lettore si risveglia esattamente nella stessa prigione di prima, senza uno strumento in più per capirla o per abbatterne le mura.
Io non voglio anestetizzare nessuno. La mia scrittura nasce per fare l'esatto contrario.
Non evasione, ma invasione della realtà
I miei testi — che si tratti della saggistica filosofica de Il Tempio e l'Arena o dei volumi che compongono il Trittico della Marginalità — non nascono per far fuggire il lettore, ma per spingerlo a invadere la realtà con una nuova consapevolezza.
Non invento mondi per farvi distrarre; analizzo i dogmi di questo mondo per farvi svegliare.
Quando scrivo della "libertà repressa", dello stupro metodico che l'uomo compie ai danni di Madre Natura, o dei paradossi dell'Arena sociale, non sto cercando di intrattenervi. Sto cercando di scuotere il sonno profondo della coscienza. Il mio obiettivo non è farvi passare piacevolmente due ore sul divano, ma lasciarvi un tarlo nella mente. Un dubbio che vi accompagni quando accendete la televisione, quando camminate per le strade di Milano, o quando vi interrogate sulla vostra sovranità interiore.
La parola come azione.
Il romanzo di pura fantasia decora le pareti della cella. La scrittura filosofica e di denuncia tenta di scardinarne le sbarre.
Esiste una dignità nell'intrattenimento, sia chiaro. Ma l'urgenza dei tempi moderni, l'incuria energetica che fa tremare la terra, l'ipnosi mediatica che ci vuole isolati e diffidenti l'uno dell'altro, non ci lasciano il tempo di giocare con le favole. Abbiamo bisogno di pensiero critico. Abbiamo bisogno di specchi, non di maschere.
I miei libri sono strumenti di lavoro per lo spirito. Non vi regaleranno un lieto fine artificiale, ma vi restituiranno la chiave del vostro Tempio interiore. E questa, per me, è l'unica letteratura che oggi valga la pena di essere scritta.
Onì d'André



