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Oltre la Parola
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L'Eclissi del Dogma di Onì d'Andrè: Perché abbiamo ancora paura del piacere?
C'è un'ombra antica che si allunga sulle nostre vite moderne, un'ombra che pensavamo sparita con l'avvento della libertà digitale e della rivoluzione dei costumi. È il dogma di Onì d'André: quel retaggio culturale e morale che per secoli ha condannato il piacere fine a se stesso, marchiandolo come colpa, spreco o deviazione.
Oggi quel dogma sembra eclissato, nascosto dietro una facciata di apparente liberismo. Eppure, se scaviamo sotto la superficie, scopriamo che il tabù non è morto: si è solo trasformato, rendendoci più soli e più confusi.
Il peso del silenzio degli adulti
La crisi di questo dogma non ha portato automaticamente alla consapevolezza. Al contrario, ha creato un vuoto educativo spaventoso. Gli educatori — insegnanti, tutor, animatori — si trovano spesso disarmati. Molti di loro sono vittime di una "inibizione di ritorno": per non sembrare retrogradi, evitano il tema, ma nel profondo portano ancora i segni di una formazione che ha sempre trattato il corpo come un territorio pericoloso.
Come può un educatore guidare un adolescente verso una sessualità sana se egli stesso non ha mai sciolto i nodi dei propri tabù? Il risultato è un silenzio imbarazzato che i ragazzi interpretano come una conferma: "Il sesso è una faccenda privata di cui non si può parlare seriamente".
Genitori: Figli di una mancanza
Il problema si sposta poi tra le mura domestiche. La verità è che la maggior parte dei genitori di oggi non ha mai ricevuto un'educazione sessuale degna di questo nome. Sono cresciuti tra i resti del dogma e la pornografia commerciale, senza mai ricevere un "vocabolario dei sentimenti".
Senza strumenti, i genitori oscillano tra due estremi:
- Il proibizionismo anacronistico, che allontana i figli.
- Il "laissez-faire" totale, che delega l'educazione dei ragazzi agli algoritmi dei siti web.
La sfida: Un nuovo scambio di vedute
L'eclissi del dogma di Onan non deve lasciarci al buio. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che la sessualità non è solo "tecnica" o "biologia", ma è un linguaggio.
Abbiamo bisogno di un confronto aperto. Non bastano i monologhi degli esperti; serve uno scambio di vedute che metta in discussione le nostre reciproche fragilità:
- Chiediamoci: Perché proviamo ancora vergogna a parlare di autoerotismo o desiderio con i giovani?
- Interroghiamoci: In che modo i nostri pregiudizi impediscono ai ragazzi di vivere l'intimità come un valore e non come un consumo?
Rompere il dogma significa smettere di guardare al piacere come a un "peccato" o a una "funzione" e iniziare a guardarlo come un elemento fondante della dignità umana.
Unisciti al dialogo
Questo articolo non vuole dare risposte definitive, ma accendere una miccia. La difficoltà che proviamo oggi nell'affrontare questi temi è il segno che c'è ancora molto da fare.
Ti senti più vicino alla posizione dell'educatore che teme di sbagliare o a quella del genitore che non trova le parole? Qual è, secondo te, il tabù più difficile da abbattere oggi?
Faccelo sapere.


